Christopher ha iniziato il Kumon 2 anni fa, durante la 2^ elementare, cominciando da un punto di partenza molto facile, eseguendo somme fino al +3.
In 2 anni ha superato 6 livelli e sta ora sta affrontando le quattro operazioni con le frazioni.
Ultimamente l’ho osservato nel corso di una sessione di Kumon via Skype e ho trovato un bambino attento, concentrato, che ha concluso 50 operazioni in una decina di minuti.
Sottolineo l’esperienza di Christopher a dimostrare che i bambini hanno davvero potenzialità illimitate: in tutta autonomia ha affrontato e compreso concetti come il massimo comun divisore e il minimo comune multiplo, al punto da calcolare quest’ultimo in pochi secondi, senza eseguire la scomposizione in fattori primi.
Un altro aspetto importante che mi piace sottolineare, soprattutto nei casi in cui i bambini hanno iniziato il Kumon piuttosto presto e si trovano ora a lavorare a livelli avanzati, e che non è assolutamente necessario che i genitori conoscano gli argomenti trattati, in quanto gli studenti lavorano sempre da soli e senza aiuto. L’unico ruolo che i genitori devono avere è di supporto e di fiducia nel figlio, e poi di correzione del lavoro svolto, ma per questo vengono forniti manuali con le soluzioni.
La mamma commenta: “Wow!!! Ecco la prima parola che più si addice a descrivere la mia esperienza con il metodo. Entusiasmante! Mio figlio frequenta una scuola Montessori, quindi ho sempre fatto fatica a seguirlo e soprattutto a seguire la “scuola” per quanto riguarda la didattica: uno dei motivi per cui, pur ritenendo la sua preparazione in matematica adeguata, ho voluto iscrivere mio figlio a questo programma. Ho sempre creduto nelle potenzialità cognitive dei bambini ancor prima che nascessero ed è per questo che oltre a fargli ascoltare Beethoven e Mozart in pancia, sono approdata al Kumon con la stessa filosofia di vita. Come tutti i bambini di 7 anni, ha un po faticato ad accettare l’esercizio quotidiano, addirittura nei giorni di festa. Però la svolta è avvenuta quando un giorno ritornando da scuola e raccontandomi la sua giornata scolastica mi confidò: mamma, sai, credo di essere il più bravo della classe in matematica ! Certo è stata una conquista. Abbiamo superato fasi di alti e bassi, fatte di pochi errori e tantissimi errori. All’occorrenza siamo ricorsi alle spiegazioni attraverso le video chiamate della nostra tutor. Poi , come dicevano gli antichi, “repetita iuvant”. Dopo due anni, dire di essere soddisfatta è poco. La maestra definisce mio figlio “un mostro in matematica”. E’ più avanti rispetto al programma scolastico ed i benefici si riscontrano anche nei tempi di esecuzione dei problemi matematici. Oggi non devo piu’ ricordargli di fare il Kumon perché è un suo pensiero. E’ soddisfatto quando riesce a fare zero errori anche solo in una pagina. Per me è sorprendente che riesca ad apprendere le regole in modo così spontaneo. Ancora mi domando come abbia capito attraverso solo gli esempi il minimo comune multiplo. Ho solo un rammarico: perché non c’è un Kumon anche della lingua italiana?

Christopher: “Io vivo il Kumon bene per due motivi:il primo è che mi fa bene al cervello, quindi quando sarò grande non sarò ignorante. Il secondo motivo è che mi sembra un gioco e non lo studio, quindi lo faccio con piacere. Ogni volta che faccio il Kumon senza errori, mi sento fiero di me”.